Per la stampa spagnola Jannik Sinner è quell’adolescente italiano «alargado (alto), pelirrojo (rosso), robotico» che ha complicato la vida a Nadal nei quarti di finale dell’ultimo Roland Garros.

Per Rafa Nadal, che se lo ritrova davanti oggi al Foro Italico, Jannik invece «è uno dei peggiori esordi che mi potessero capitare. Un giocatore completo, che si muove bene e spinge forte». I due estremi del match di cartellone di oggi si conoscono bene, per certi versi si toccano. Agli Australian Open Rafa ha voluto Sinner come partner di allenamenti nella bolla prima del torneo perché ha capito che il Nino ‘pelirrojo’ è un tipo serio, che come lui parla poco, picchia forte e non ha paura di trabajar. E Jan, dopo due settimane a contatto con il fenomeno, ha toccato con mano di che pasta sono fatti i fuoriclasse: gente che anche in età (sportivamente) prepensionabile e mille trofei in bacheca sa ancora metterci il corazon. Sinner a otto mesi di distanza si sente maturato «e migliorato in tutto», Nadal che stavolta a Roma giunge con in mano solo il titolo di Barcellona ma punta al 14° centro a Parigi, è pronto.

«Io, Federer e Djokovic vinciamo meno che in passato? E’ normale, abbiamo fra i 34 e i 39 anni e sono 20 che vinciamo quello che c’è da vincere. Alcuni tornei non li giochiamo proprio, altre volte è normale che i giovani facciano meglio di noi. Nulla è per sempre. Io spero che non sia ancora arrivato il loro momento negli Slam, perché fra tre settimane se ne gioca uno che mi piace molto. In ogni caso continuerò a lottare finché ne avrò la forza». Conviene credergli.

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